Gualdo Tadino
Giochi de Le Porte
I Giochi de le Porte sono la manifestazione che rievoca l'antico Palio di S. Michele Arcangelo che nel corso del medioevo si svolgeva l'otto di maggio in occasione della celebrazione della festa patronale: la venerazione all'Arcangelo ha radici antiche e profonde essendosi originata nel territorio, probabilmente, al tempo del dominio bizantino e longobardo. Il palio sicuramente si richiama alle antiche giostre equestri che caratterizzavano le ricorrenze patronali che la città di Gualdo celebrava, con grande concorso di popolo, in onore di S. Michele Arcangelo l'8 maggio e il 29 settembre di ogni anno. Di questo Palio antico si ha notizia per la prima volta in un Decreto del Cardinale Legato in Gualdo, Antonio Ciocchi del Monte, emesso con il fine di regolare il vivere civile e riordinare la vita amministrativa e politica della città. In occasione dell'emanazione di tale decreto, il Cardinale Del Monte, sotto la data del 29 agosto 1519, prende due decisioni di vitale importanza: da un lato tende ad incentivare l'afflusso di correnti mercantili e culturali che ruotano intorno alla grande fiera dell'8 maggio; dall'altro, limitando, per tutta una serie di problemi di ordine finanziario, il Palio che viene disputato in occasione delle celebrazioni delle omonime feste di S. Michele. Riguardo alla fiera, della durata di otto giorni istituita con decreto del 25 marzo 1428 il Consiglio, il massimo Consiglio cittadino stabilisce che durante il suo svolgimento dovevano esentarsi dagli oneri di tasse non solo i comuni balzelli e pedaggi, ma anche le imposte sui vini, sull carni e sui generi commestibili con lo scopo di favorire l'afflusso dei forestieri che avrebbero arrecato benessere al commercio locale. Riguardo al Palio di S. Michele Arcangelo, la seconda rubrica della citata deliberazione. stabilisce un aumento di salario al Gonfaloniere e ai Priori, perché potessero usufruire dei servizi di un cuoco nel palazzo cumunale, con lo scopo di evitare che, per l'insufficienza dello stipendio, ammontante a "quatuor ducatos de carlenis et octo carlenos" ogni bimestre, i magistrati obbligati a risiedere permanentemente nel palazzo pubblico, fossero costretti a farsi recare il cibo direttamente dalle proprie abitazioni, con notevoli disagi per i familiari. Per far fronte a questo maggiore impegno di spesa, la somma occorrente viene reperita, parte con i "proventus spectet macelli supramuri" e parte recuperando la metà della somma normalmente assegnata al Palio, che si usava correre in "festo Sancti Angeli", dovendo restare l'altra metà a disposizione dei "Balisteriis et Scoppetteriis", che prendono parte al Palio stesso. In questa occasione la documentazione ufficiale consacra il Palio come manifestazione ludica primaria della città, la cui gestione e organizzazione era di pertinenza del Comune che assumeva il compito di provvedere all'acquisto del premio da assegnare al vincitore, di regolare lo svolgimento dei giochi, consistenti in corse a piedi e a cavallo, in dispute con la balestra e con lo "scoppietto". Del Palio, che scomparve agli inizi del XVII secolo, non se ne ebbe più memoria fino agli anni Settanta, quando una più attenta rilettura delle fonti storiche facilitò la sua rievocazione in chiave moderna come sfida tra i quattro rioni cittadini la cui denominazione, Porta di S. Benedetto, S. Donato, S. Facundino e S. Martino, deriva dalla presenza di altrettante chiese extraurbane corrispondenti alle Porte di accesso alla città antica.